Andrea Toschi
Pubblicato in “La Danza Italiana” 8/9, 1990, pp. 159-177
Se per certe epoche la ricerca dello storico della danza è resa difficile dalla estrema scarsità di documentazione originale, per il diciannovesimo secolo si può quasi dire che esiste il problema opposto: le fonti che ci possono dare informazioni sono moltissime e di natura molto eterogenea tra loro. Accanto alle carte ufficiali delle deputazioni dei pubblici spettacoli, agli archivi di alcuni impresari e alle locandine ed ai libretti degli spettacoli si possono consultare epistolari, diari, giornali e riviste, odi e sonetti ispirati dai ballerini più famosi, disegni, stampe e, per l’ultima parte del secolo, anche fotografie. Ridurre ad una visione unitaria tutta questa messe è estremamente difficile, anche perché gli archivi, come vedremo più avanti, non sono tutti aperti al pubblico, sono dislocati in molte città diverse e, salvo pochi casi, non dispongono di cataloghi sistematici per il settore della danza. Sono note a tutti le croniche disfunzioni delle biblioteche pubbliche italiane, ma la situazione è ancora più grave nelle biblioteche annesse ai conservatori di musica che sono prive di un proprio organico fisso e dipendono anno per anno dalla conferma dei comandi del personale. E’ apparsa in questi giorni sulla stampa la notizia che la biblioteca del Conservatorio di S. Cecilia, che custodisce importantissime collezioni, resta chiusa a tempo indeterminato per mancanza di personale, aggiungendosi così alla lunga lista degli archivi inaccessibili.
Ciò rende ancora più ammirevoli i risultati sin qui ottenuti con paziente lavoro dai ricercatori che hanno saputo superare ostacoli difficilmente immaginabili dagli studiosi di altre nazioni più attente al loro patrimonio archivistico. Per esempio, per quanto riguarda il melodramma dell’800, l’attività di molti ricercatori e laureandi ha portato al delinearsi di un quadro globale più chiaro, soprattutto in relazione agli aspetti più trascurati nella visione tradizionale della storia della musica[1].
Poiché però nel campo del balletto non esistono cattedre universitarie o istituti di ricerca specifici, l’attività dei pochi ricercatori esistenti si è svolta in campi ristretti e con pochi collegamenti. Le pagine di questa rivista sono state un utilissimo mezzo per conoscere il lavoro svolto dagli altri, ma un articolo, inevitabilmente legato ad una visione particolare, non può fornire tutti i dati esaminati nella stesura dell’articolo stesso. Le informazioni che un ricercatore incontra nella sua attività e che per lui al momento appaiono irrilevanti potrebbero essere indispensabili ad un altro ricercatore attivo in un’altra città, o al limite al ricercatore stesso qualche anno dopo. Se non sono state rilevate subito, è necessario rifare il lavoro di ricerca sulle fonti originali (nella speranza che nel frattempo non siano diventate inaccessibili…) e quindi duplicare inutilmente sforzi già fatti.
E’ quindi nell’ottica di ovviare ad alcuni di questi problemi che è stato condotto l’esperimento descritto in questo articolo, esperimento volto a studiare la fattibilità di un progetto di catalogazione unica dei libretti di ballo dell’800 e ad individuare i requisiti di una scheda unificata di rilevamento che permetta lo scambio di dati tra tutti i ricercatori attivi. Nella attuale fase di crescita degli studi di danza è certamente nell’interesse generale che sia possibile mettere in correlazione i dati di tutte le fonti, nessuna delle quali è sufficiente a dare un quadro completo, e di cui nessuno oggi potrebbe ragionevolmente sperare di avere completa conoscenza contando solo sulle proprie forze. D’altra parte gli stessi dati possono servire da base per ricerche originali indipendenti tra loro, a seconda dell’ottica in cui vengono esaminati.
La ricerca è stata condotta[2] sulle collezioni di libretti dell’800 esistenti a Roma, di cui daremo una rapida panoramica . Esse sono conservate in varie biblioteche:
- Biblioteca del Conservatorio di S. Cecilia Ci sono due collezioni: la collezione speciale balli, che contiene circa 2000 libretti, priva di catalogo; esistono solo delle schede conservate in ordine alfabetico di titolo. C’è poi la collezione Carvalhaes che contiene circa 4500 libretti di ballo; questa collezione dispone di un ottimo catalogo manoscritto con indici sistematici per coreografi, autori delle musiche, etc., ma la situazione in cui la collezione è conservata non rende agevole la ricerca. Molti libretti infatti sono smarriti o introvabili perché sono stati ricollocati fuori posto dopo la consultazione; si è già accennato alla attuale chiusura della biblioteca, si spera breve, per carenza di personale.
- Biblioteca Teatrale del Burcardo Questa biblioteca, che conserva anche una collezione di locandine e manifesti, indispensabili per determinare esattamente gli spettacoli dati una determinata sera, è rimasta chiusa durante il periodo della nostra ricerca.
- Biblioteca Casanatense La collezione di libretti di questa biblioteca, molto ampia per quanto riguarda i secoli XVII e XVIII, conta pochi titoli per il secolo XIX, per lo più doppioni di quelli conservati a S. Cecilia; ciò è stato utile nel caso di alcuni libretti della collezione Carvalhaes che erano andati perduti.
- La Biblioteca Nazionale Centrale non ha una collezione di libretti, né un catalogo specifico. Vi si possono però trovare libretti che non figurano nelle altre biblioteche, cercandoli nel catalogo generale sotto il nome del coreografo. Le altre biblioteche visitate nel corso della ricerca (Istituto Storico Germanico e Biblioteca Angelica) hanno fornito poco materiale di interesse per il balletto nell’800.
Esistono invece fonti indirette molto utili. In particolare i libri di Rinaldi e di Cametti e le loro cronologie hanno fornito indicazioni e notizie su libretti non conservati a Roma, per esempio quelli della collezione Rolandi a Venezia il cui catalogo attende da molti anni di essere pubblicato.
Anche se il numero totale di balletti dati a Roma nell’800 non è elevato (si può ragionevolmente ritenere che non superino i 400) il ricercatore che ne voglia fare una catalogazione completa unendo tutti i dati provenienti dalle varie fonti presenti in Italia e all’estero si deve preparare a un lungo e paziente lavoro. Se lavora con metodi tradizionali dovrà prima raccogliere di persona nelle varie città i dati esaminando direttamente i libretti, poi farsi inviare dalle biblioteche straniere i microfilm dei libretti che non si trovano in Italia, e infine dovrà compilare a mano gli indici per teatro, coreografo, compositore, titolo. Ogni nuovo ritrovamento di libretto lo costringerà poi a laboriosi aggiornamenti degli indici, con il rischio di errori difficilmente identificabili. Poiché il nostro gruppo di ricerca, che non ha ricercatori a tempo pieno, non era in grado di affrontare in tempi brevi un’impresa del genere, abbiamo scelto la soluzione di utilizzare una banca dati elettronica per catalogare i dati reperibili a Roma, e poi aggiungere in seguito quelli provenienti dalle altre città.
La realizzazione pratica di un progetto di catalogazione elettronica dei balletti non è però una cosa immediata. Dal sistema scelto per catalogare discendono conseguenze difficili da prevedere, specialmente per chi è abituato a lavorare con schede e foglietti di carta, che possono essere spostati e riordinati a piacimento. Un archivio elettronico (in inglese “file”) viene registrato in forma permanente su un supporto magnetico (dischetto o disco rigido) in un ordine rigidamente sequenziale che dipende di solito dall’ordine di inserimento. Per poter esaminare parti di un archivio, riordinare, aggiornare o cancellare le varie schede (in inglese “record”) che lo compongono, occorre trasferire dei dati dal disco alla memoria temporanea dell’elaboratore, operare con questi dati e poi registrare i dati aggiornati di nuovo sul disco. Il programma creerà poi all’occorrenza gli indici necessari per esaminare un file secondo un determinato ordine, in maniera che senza modificare ogni volta il file su disco esso appaia all’utente ordinato secondo diverse chiavi di ricerca (per esempio titolo, coreografo, etc.). Per poter fare tutte queste operazioni senza confusione e perdita di dati è necessario che le informazioni in un file siano registrate in forma rigidamente preordinata una volta per tutte all’inizio. Ogni record deve avere quindi lo stesso formato, che deve avere un campo per ogni dato che prevediamo di dover inserire. Se per esempio abbiamo previsto di avere al massimo dieci ballerini, non possiamo a metà del lavoro inserirne un undicesimo senza aver prima riprogrammato tutto l’archivio. D’altra parte se per tenerci larghi prevediamo spazio per trenta ballerini, avremo in quasi tutti i record molti campi vuoti, che porteranno via spazio utile sul dischetto che conterrà il file.
Questo è solo un esempio delle conseguenze che possono scaturire dalle scelte iniziali. Poiché però è impossibile prevedere subito tutti i dati che occorrerà inserire, é buona norma, prima di lanciarsi in un progetto di grandi dimensioni, provare su una quantità di dati limitata, in maniera da poter fare alla fine tutti gli adattamenti che si rivelano necessari. Si è quindi deciso di condurre l’esperimento con circa 80 libretti contenuti nella collezione Carvalhaes relativi ai balletti prodotti a Roma nel periodo 1820-1860. Anche se il numero può sembrare limitato, il lavoro di rilevazione e inserimento ha richiesto un tempo non indifferente, anche per il limite posto dal regolamento della Biblioteca di S. Cecilia (non si possono richiedere più di sei libretti al giorno).
Prima di tutto è stato scelto uno standard, cioè un programma di banca dati (“database”) e una macchina su cui istallarlo. La situazione presente di mercato ha reso obbligatoria la scelta di un computer della categoria cosiddetta MS-DOS compatibile. Queste macchine, disegnate per potersi scambiare i programmi tra di loro anche se prodotte da fabbricanti diversi, sono oggi disponibili a costi molto bassi (un sistema completo per iniziare a lavorare può costare meno di due milioni) e sono quasi universalmente diffuse negli uffici e negli istituti di ricerca. Questo significa che vari ricercatori possono facilmente scambiarsi dati e programmi tra loro senza problemi di conversione da una macchina all’altra. Per motivi analoghi è stato scelto come programma di database il DBIII della Ashton Tate, che è il più diffuso e produce file leggibili anche da altri programmi. Come memoria di massa è stato scelto un disco rigido della capacità di 20 megabyte (20 milioni di caratteri) che permette teoricamente di schedare più di 10.000 balletti. Una macchina che disponga solo di unità a dischetti è limitata dal fatto che un dischetto può contenere solo 200 balletti e da un maggior tempo di accesso ai file.
La procedura sviluppata prevedeva quattro fasi distinte:
1) individuazione dei libretti da rilevare in questa fase la ricerca avviene con metodi tradizionali; attraverso l’indice della collezione si scelgono i libretti di balletti dati a Roma tra il 1820 e il 1860 e si compila a mano un elenco che contiene il titolo, l’anno e la collocazione.
2) rilevazione dei dati dai libretti gli elenchi vengono dati ai rilevatori che per ogni libretto 3) (progettato da C. Celi, J. Sasportes e A. Toschi) riempiono una scheda il cui tracciato[3] appare in figura 1 (appendice); ogni scheda viene datata e siglata dal rilevatore, in maniera da potergli chiedere informazioni se nelle fasi successive del lavoro emergono dubbi su possibili incongruenze nei dati.
3) inserimento dei dati nel computer in questa fase l’operatore lavora battendo i dati su una tastiera, e viene guidato nell’inserimento da una serie di schermi che gli chiedono di fornire mano mano le informazioni contenute sulla scheda; nel caso in cui l’operatore si accorga di aver inserito un dato errato è prevista la possibilità di correggerlo prima di inviare i dati al disco; in alcuni casi il programma stesso interviene per segnalare all’operatore che un dato è impossibile (per esempio una data al di fuori dell’intervallo previsto 1820 – 1860); alla fine di ogni seduta di lavoro il programma segnala all’operatore il numero di schede inserite dopo l’ultima copia di riserva e, se l’operatore lo chiede, effettua automaticamente una nuova copia di riserva su un dischetto che potrà essere messo al sicuro.
4) elaborazione dei dati a questo punto è possibile lavorare con i dati e sfruttare la potenza di calcolo della macchina; il programma offre su di un “menu” le varie possibilità: creazione e stampa di indici, consultazione di schede con ricerca secondo varie chiavi, stampa selettiva di schede che rispondono a particolari caratteristiche, ricerche incrociate, etc.
Realizzazione pratica
L’esperimento è stato condotto durante gli anni 1987 e 1988 da un gruppo di lavoro composto da:
- un coordinatore della ricerca (Prof. Claudia Celi);
- un programmatore (l’autore del presente articolo);
- due rilevatori (Prof. Gloria Giordano e M° Giovanna Natalini)
La prima fase è stata abbastanza rapida perché la collezione Carvalhaes è ben catalogata, ed ha portato all’individuazione di 85 libretti di balletti prodotti a Roma nel periodo considerato. Già in questa fase è stato possibile rilevare dal catalogo non solo il titolo, il coreografo, l’anno e il teatro, ma anche altre informazioni, come per esempio le altre edizioni del balletto a Roma e in altre città o il compositore delle musiche.
Nella seconda fase è emerso un problema imprevisto: molti dei libretti catalogati (circa il 25%) non sono più reperibili, anche se non si sa quanti sono semplicemente fuori posto e quindi potrebbero emergere da ricerche più accurate e quanti siano invece del tutto perduti. Si è comunque deciso di proseguire l’esperimento come previsto, riservandosi di affrontare questo problema alla fine. Come risultato di questa fase sono state ottenute 63 schede.
Prima di iniziare la terza fase (inserimento dei dati da tastiera) si sono esaminate le schede per valutare quali fossero i campi da prevedere in ogni record. Per esempio si è constatato che era necessario prevedere spazio per i nomi di almeno dodici ballerini e sei scenografi. Per quanto riguarda le date, c’è da dire che i libretti non riportano mai la data esatta della prima, ma soltanto la stagione in cui il balletto è programmato. Talvolta si può ricavare da altre fonti il giorno esatto della prima, ma ciò non è sempre possibile in maniera certa. I diari e le riviste talvolta non concordano, e non è stato possibile, come abbiamo visto prima, consultare le locandine conservate al Burcardo. Talvolta poi non abbiamo nemmeno la certezza che un balletto sia effettivamente andato in scena. Quindi, per motivi di omogeneità dei dati temporali, si è adottata come suddivisione minima del tempo la stagione. Ciò comporta come conseguenza che un balletto dato il 26 dicembre 1845 (data d’inizio della stagione di carnevale 1845/46) viene catalogato come “carnevale 1846”, e nell’ordinamento cronologico viene messo insieme ai balletti dati nel gennaio 1846. Questa convenzione che potrebbe sembrare illogica consente di rappresentare meglio un sistema di produzione basato non sull’anno ma sulla stagione.
Delicatissimo poi il problema posto dal nome del coreografo. E’ impossibile determinare, partendo solo dal libretto, chi è stato il creatore originale della coreografia. Le dizioni “composto e messo in scena da” sono infrequenti e comunque inattendibili in quanto contraddette da altre fonti. D’altra parte ognuno dei balletti esaminati è un autentico enigma per quanto riguarda la paternità originale se teniamo presente le caratteristiche di un settore dove non esiste ancora oggi un diritto d’autore ben definibile. Balletti dallo stesso titolo si rivelano essere versioni coreografiche diverse dello stesso soggetto create talvolta indipendentemente da due coreografi; all’opposto balletti con titoli privi di alcuna relazione tra loro risultano essere esattamente identici come struttura narrativa e come funzioni dei personaggi (vedi per esempio “Masaniello” che per motivi di censura diventa “Il Pescatore di Brindisi”); infine, nella mancanza quasi assoluta delle partiture, non si possono trarre dalla musica indizi rispetto a quale versione sia apparsa a Roma. Nell’impossibilità di giungere a conclusioni certe è stato adottato il criterio di considerare coreografo quello che il libretto indica come tale, indipendentemente dal fatto se sia stato il coreografo originale oppure solo il curatore della messa in scena, indicando poi nei commenti in fondo alla scheda i possibili precedenti del balletto e i loro creatori.
I ballerini sono riportati con indicazione di rango solo in pochi casi, di solito nella distribuzione delle danze (quando esiste). In alcuni casi la prima ballerina viene evidenziata solo dalla stampa del nome in caratteri maiuscoli. In altri casi poi si può dedurre un rango almeno solistico dalla partecipazione a passi a due, a tre, etc.. In tutti questi casi si è indicato al posto del rango il tipo di numero solistico a cui il ballerino partecipa.
Una volta stabilito il formato del database è stato sviluppato il programma che gestisce l’immissione dei dati, utilizzando alcuni accorgimenti per ridurre lo spazio occupato sul disco. L’operazione di immissione dei dati è un processo che richiede molta attenzione e non può essere fatto in fretta. Il tempo per immettere una scheda può variare a seconda di quanti dati ci sono sul libretto, ma la media è di circa dieci minuti. Si è provveduto ad effettuare copie di riserva ogni dieci schede inserite, assicurandosi che in ogni momento ci fosse almeno una copia di riserva in un luogo sicuro.
Le energie spese nella seconda e terza fase sono state considerevoli se teniamo presente anche il tempo impiegato per la programmazione. Infatti mentre venivano inserite le schede venivano anche messi a punto i programmi necessari per l’elaborazione dei dati. Durante l’immissione emergeva un nuovo problema: la grafia variabile dei nomi. Può capitare che il nome e cognome di un ballerino appaiano in diversi libretti con grafie diverse che ovviamente dal punto di vista del computer appartengono a diverse persone (p. es. il programma che stampa l’elenco dei ballerini inizialmente riportava quattro voci per tutte le diverse combinazioni di Ludovico-Lodovico Pedoni-Petoni). E’ stato quindi necessario prevedere una fase di pre-elaborazione in cui vengono normalizzati i nomi, scegliendo tra tutte le versioni quella più frequente. In questa fase sono state anche, ove possibile, completati i nomi di battesimo che talvolta mancano o appaiono solo come lettera puntata.
Bisogna ora chiarire alcuni aspetti del lavoro di sviluppo dei programmi. I programmi applicativi normali, spesso forniti insieme alla macchina, consentono di svolgere efficientemente i compiti più comuni (p. es. l’elaborazione di testi oppure la gestione di una agenda telefonica). Nel caso di una ricerca scientifica è invece improbabile che si trovi in commercio un programma già pronto per le particolarissime esigenze che si possono presentare. Il ricercatore, se vuole sfruttare la capacità di analizzare grandi quantità di dati che la macchina gli offre, deve tradurre il metodo di ricerca in procedure elementari ed esprimerle (se occorre con l’aiuto del programmatore) in un linguaggio comprensibile alla macchina, in questo caso il DBIII, un linguaggio ad alto livello sviluppato specificamente per la gestione di archivi. Un vantaggio di questo linguaggio è il fatto che la sua sintassi incoraggia la costruzione modulare dei programmi, cioè la stesura di blocchi relativamente indipendenti che possono essere facilmente aggiunti e adattati secondo le necessità senza modificare il corpo principale del programma la cui funzione è solo quella di richiamare i vari blocchi. Così alla struttura iniziale che prevedeva solo la possibilità di immettere le schede sono stati gradualmente aggiunti i moduli che realizzano gli indici, stampano gli elenchi, normalizzano i nomi, fino ai programmi più complessi che compiono ricerche o preparano elaborati speciali. Naturalmente nessun programma potrà sostituirsi al ricercatore in alcune decisioni che richiedono conoscenze storiche inaccessibili alla macchina, come per esempio quella di correggere la grafia di un nome evidentemente sbagliato. Il lavoro di sviluppo dei programmi richiede quindi una stretta collaborazione tra lo specialista e il programmatore per verificare se emergano incongruenze e per individuare quali dati a preferenza di altri debbano comparire negli elaborati a seconda delle varie esigenze. Ciò ha imposto in più di un caso la ristrutturazione del formato dei record e quindi laboriosi aggiustamenti per non perdere i dati già inseriti nel vecchio formato. Il risultato di queste scelte è stato una maggiore flessibilità e rapidità di elaborazione.
Una volta che sono stati messi a punto i programmi, il lavoro di elaborazione è stato estremamente rapido. La macchina è in grado di creare indici secondo qualunque chiave di ricerca in tempi dell’ordine dei dieci secondi. Una volta creato l’indice con la chiave opportuna, si possono stampare gli elaborati con una velocità che dipende essenzialmente dalla stampante, cioè per stampanti di costo medio circa mezzo minuto a pagina. Le figure 2 e 3 riportano due esempi di elaborati: la prima pagina dell’elenco dei coreografi con i loro balletti e due pagine dell’elenco dei ballerini con i balletti da loro interpretati. Da quest’ultimo elaborato risultano evidenti le differenti carriere di Pedoni, attivo per 15 anni a Roma con un solo ruolo solistico su 25 apparizioni, e Penco, presente solo in cinque stagioni sempre come primo. Fra gli elaborati prodotti ci poi sono elenchi dei balletti che rispondono a particolari requisiti come per esempio quelli che hanno nell’indicazione del genere la parola “romantico”, liste dei tecnici attivi in determinati periodi, schemi della distribuzione dei balletti per anno, e molti altri tipi di tabulati prodotti secondo le necessità della ricerca. Un caso a parte è la tavola sinottica che compare nell’articolo di C. Celi[4] . Nella sua apparente semplicità ha richiesto una giornata di programmazione, resa necessaria dall’esigenza di fornire alla stampante sulla stessa riga i dati relativi a due record diversi, passando dall’uno all’altro senza “perdere il segno”.
Valutazione dei risultati dell’esperimento
Prima di tutto si può cercare di valutare il risparmio di tempo rispetto ad una catalogazione tradizionale. Nelle prime due fasi non c’è stato intervento del computer, mentre nella terza fase è stato necessario un lavoro di circa venti ore per l’inserimento vero e proprio. La stampa degli elaborati finali ha richiesto invece poche ore, dedicate soprattutto alla sistemazione della forma grafica. Una catalogazione con creazione di 5 schedari per teatro, titolo, coreografo, compositore e anno avrebbe richiesto presumibilmente un tempo equivalente a quello dell’inserimento da tastiera, quindi la catalogazione elettronica in questa fase non ha fatto risparmiare tempo, anzi se consideriamo lo sviluppo dei programmi c’è stato un forte aumento del lavoro. Il risparmio di tempo appare invece evidente nella ultima fase, che con metodi tradizionali avrebbe richiesto un tempo considerevole per:
- battere a macchina gli indici traendoli dagli schedari e verificarli per eliminare gli errori di battitura;
- fare ricerche negli schedari per compilare elenchi in base a esigenze particolari (p. es. l’elenco dei balletti dati ogni anno in un certo teatro);
- fare ricerche direttamente sulle schede complete per compilare elenchi relativi a dati che non compaiono nelle schede sommarie degli schedari (p. es. l’elenco dei ballerini).
E’ difficile valutare quanto tempo si impiegherebbe per fare a mano tutto questo lavoro, ma è evidente che la macchina si presta idealmente a svolgere tutti quei compiti noiosi (compilare elenchi, confrontare nomi e date, etc.) che spesso scoraggiano prima ancora di iniziare la ricerca e in cui la ripetitività del lavoro è causa di frequenti errori. Tra i vantaggi derivanti dall’uso del computer c’è poi il fatto che è sempre possibile aggiungere nuove schede ed aggiornare rapidamente indici ed elenchi. Infine bisogna tenere presente gli sviluppi dell’editoria elettronica: gli elaborati possono essere scritti su dischetto e quindi stampati da un sistema di desk-top publishing senza bisogno di battitura e correzione delle bozze (altre frequenti cause di ritardi ed errori).
E’ possibile estrapolare questi risultati e valutare i tempi necessari per svolgere una catalogazione sistematica su un numero elevato di libretti? Non si può utilizzare un criterio strettamente proporzionale, perché, come è facile immaginare, mettere in ordine cento schede è molto più lungo che riordinare dieci schede dieci volte. Qualunque sia l’algoritmo che usa il programma per creare gli indici, il numero di confronti da effettuare cresce con il quadrato del numero dei record. Quindi se un indice per cognome e nome dei coreografi richiede pochi secondi con un file di 60 record, si può valutare che un analogo indice per 6000 record richiederebbe svariate ore di lavoro continuo della macchina. E’ quindi evidente che il programma è per ora inadatto a gestire rapidamente più di 1000 record, ma bisogna tenere presente che in questa fase non sono stati utilizzati accorgimenti ed artifici per accelerare il lavoro perché per 60 schede sarebbero stati superflui. Utilizzando queste tecniche, con piccole modifiche al programma si può ridurre notevolmente il tempo di accesso al disco. Se poi teniamo presente che le macchine oggi in commercio hanno una velocità di calcolo maggiore del 70% rispetto a quella utilizzata per l’esperimento si può ragionevolmente supporre che il tempo per la creazione di un indice per 5000 schede sia al di sotto di un’ora, tempo pienamente accettabile per un lavoro che deve essere rifatto solo quando si aggiungono nuove schede.
Se ci muoviamo nella prospettiva di gestire archivi di grandi dimensioni può diventare conveniente un miglioramento della procedura di acquisizione dati che durante l’esperimento era stato escluso per scarsità di fondi: l’unificazione delle fasi di rilevazione e inserimento. Un rilevatore fornito di un computer portatile potrebbe lavorare in qualunque luogo per molte ore senza bisogno di fonti esterne di elettricità e registrare su un dischetto fino a 500 schede di balletti. Le macchine portatili attualmente in commercio dispongono spesso anche di un modem che permette di trasmettere i dati via telefono da una città all’altra. Ciò potrebbe dimezzare il tempo di raccolta, purché si abbia cura di evitare danni al dischetto prima dell’inserimento nel computer principale.
Finora i dati sono stati raccolti in un unico archivio (a parte le copie di sicurezza), ma il programma già prevede che altri ricercatori possano crearsi archivi personali da conservare su dischetto (con il limite già accennato di 200 schede). All’occorrenza questi archivi su dischetto possono essere riversati in quello principale su disco rigido. Quindi se tutti i ricercatori adottassero lo stesso formato di database sarebbe perfettamente possibile lo scambio immediato di dati, al limite via modem. Vedremo più avanti un progetto formulato in base a questa ipotesi.
Sviluppi successivi dell’esperimento
La distribuzione negli anni dei balletti rinvenuti nella collezione Carvalhaes mostra un addensamento negli anni dal ’40 al ’60. Questo ha indotto ad approfondire le ricerche sul periodo 1845/55, particolarmente interessante a causa della presenza a Roma delle stelle del ballo romantico[5]. Poiché però i libretti rilevati apparivano troppo pochi per costituire un campione significativo, si è deciso di inserire anche libretti provenienti da altre fonti (collezione speciale balli di S. Cecilia, Biblioteca Casanatense e Biblioteca Nazionale Centrale). Qualora non fosse possibile accedere direttamente ai libretti perché perduti o conservati in altre città, si sono copiate le schede pubblicate da Rinaldi che riportano tutte le informazioni essenziali. In alcuni casi nel libretto mancano dati importanti (p. es. il teatro) che sono stati aggiunti traendoli dalle cronologie di Rinaldi e Cametti, basate sui diari dell’epoca. Infine sono stati collazionati i dati provenienti da tutte le fonti disponibili (principalmente Cametti, Rinaldi e la Enciclopedia dello Spettacolo) per compilare delle schede sommarie su tutti i balletti di cui si abbia notizia per il periodo considerato.
Il risultato finale è un database di 62 balletti per il periodo 45/55 (ovviamente suscettibile di aggiunte). Il quadro che emerge dagli elaborati conferma nelle linee generali le ricerche della Hansell e della Ruffin, anche se evidenzia l’esistenza di alcuni coreografi di origine romana che non risultavano dalle ricerche svolte in altre città. Da un esame del repertorio presente in altre città italiane negli stessi anni, dal catalogo quale risulta dalla Enciclopedia dello Spettacolo[6], quello della Biblioteca Querini-Stampalia[7] ed altri testi citati in bibliografia, si è constatata una rapida circolazione dei titoli (spesso identici a quelli di melodrammi coevi) che portava talvolta un balletto a Roma dopo pochi mesi dalla prima parigina o londinese. Naturalmente se avessimo disponibili su disco i dati relativi alle altre città potremmo rapidamente stampare quadri completi della circolazione dei coreografi e dei ballerini. Più difficile sarebbe invece fare ciò per i singoli balletti che, come abbiamo visto, non possono essere identificati con sicurezza solo in base al titolo. In prospettiva di un lavoro di questo tipo La prof. Giordano ha rilevato tutti i titoli di libretti di ballo dati in Italia dal 1820 al 1860 presenti nella collezione balli di S. Cecilia.
Si prevede inoltre che questa ricerca possa essere sviluppata nel senso di una lettura più approfondita dei libretti dal punto di vista dell’analisi dei soggetti. Una nuova rilevazione che evidenzi la presenza di particolari unità drammatiche (agnizioni, catastrofi, etc.) o di ambientazioni tipiche (luogo ameno, orrido, etc.) e la loro collocazione all’interno della suddivisione in atti dovrebbe permettere una caratterizzazione più rigorosa dello stile di ogni coreografo, ma questo ovviamente prevede un intervento mirato su un numero ridotto di libretti.
Progetti futuri
Il risultato positivo dell’esperimento ha portato alla formulazione di vari progetti. Da un lato alcuni ricercatori hanno manifestato interesse ad usare per il loro lavoro i programmi che sono stati sviluppati, uso che richiede un breve addestramento senza bisogno di conoscenze preventive di informatica. Dall’altro è pienamente accertata la possibilità di usare questi programmi per un lavoro di grandi dimensioni che presuppone però la collaborazione di molti studiosi e l’esistenza di un centro di ricerca attrezzato. Questo centro sarebbe la sede nazionale di una banca dati sul balletto nell’800 in Italia. I ricercatori presenti nelle varie città potrebbero raccogliere dati sui libretti da loro esaminati e trasmetterli alla sede centrale fornita di:
- unità centrale veloce (classe AT o superiore) con disco rigido ad alta capacità;
- unità per la raccolta e la trasmissione dei dati via modem;
- sistema per la creazione di copie di riserva su nastro ad alta sicurezza;
- sistema di desk-top publishing per la stampa di elaborati di qualità tipografica.
La scelta di uno standard unico permetterebbe di unire insieme tutte le informazioni che attualmente non sono disponibili o sono difficili da confrontare. Ogni ricercatore aderente al progetto potrebbe quindi richiedere al centro tutti i dati relativi al periodo, alla città o al coreografo di cui si sta occupando, e diventerebbe finalmente possibile svolgere ricerche esaurienti in campi finora esplorati in modo rapsodico come per esempio lo studio della circolazione dei coreografi, dei ballerini o dei titoli nelle varie città.
Resta ora da verificare la concreta disponibilità delle istituzioni che si sono dichiarate interessate a realizzare questo progetto. Non appena ciò sarà possibile ne informeremo tutti gli studiosi attivi in questo campo, chiamandoli a dare il loro contributo.
BIBLIOGRAFIA
MONOGRAFIE SUI TEATRI ROMANI E CRONOLOGIE:
Alberto Cametti, Il Teatro di Tordinona poi di Apollo, Tivoli, Chicca, 1938, 2 vol. con schede cronologiche sulle stagioni principali.
Alberto De Angelis, Il Teatro Alibert o delle Dame, Tivoli, Chicca, 1951.
Enciclopedia dello Spettacolo, Indice-Repertorio sez. generale, Roma, le Maschere, 1955
Mario Rinaldi, Due secoli di musica al Teatro Argentina, Firenze, Olschki 1978, con cronologia dal 1732 al 1978 e indici per: titoli dei balli; compositori; coreografi; ballerini; scenografi; impresari.
Giulio Tiricanti, Il Teatro Argentina, Roma, f.lli Palombi, 1971
ALTRE OPERE CONSULTATE:
Lorenzo Bianconi e Giorgio Pestelli (a cura di), “Storia dell’opera italiana”, Torino, EDT, 1987/88, 6 voll.; vedi in particolare i voll. 4 e 5.
Joseph-David Carrabis, dBAse III Advanced Programming, Indianapolis, Que Corporation, 1985.
Claudia Celi, L’arivamento de la gran maravija der ballo, in questo numero di “La Danza Italiana”
Dictionary Catalogue of the Dance Collection, New York, NYPL, voci relative ai teatri Alibert, Apollo e Argentina
Maria Nevilla Massaro, Il ballo pantomimo al Teatro Nuovo di Padova (1751-1838), in “Acta Musicologica”, vol. LVII, Fasc. II (1985)
— Balli e ballerini fra Padova e Venezia in “La Danza Italiana” n. 5/6 (1987)
Franco Rossi (a cura di), Le opere musicali della Fondazione Querini-Stampalia, Vicenza, ESCA, 1984
Luigi Rossi, Il ballo alla Scala, Milano, Ed. della Scala, 1972
Elena Ruffin, Il ballo teatrale a Venezia nel secolo XIX in “La Danza Italiana” n. 5/6 (autunno 1987)
NOTE
[1] ) vedi p. es. gli interessanti saggi contenuti nei volumi 4 e 5 della “Storia dell’opera italiana”, Torino, EDT, 1987/1988 tra cui Il balletto e il melodramma, rigoglio e declino (1796-1872) di Kathleen Kuzmick Hansell
[2] per un’analisi più dettagliata degli archivi italiani vedi C. Celi, Dance Scholarship in Italy in “Proceedings of the 1988 Essen Conference on Dance Scholarship” a cura di S.J. Cohen e M. Linke, in corso di pubblicazione
[3] progettato da C. Celi, J. Sasportes e A. Toschi
[4] C. Celi, L’arivamento de la gran maravija der ballo, in questo numero di “La Danza Italiana”
[5] ibidem
[6] Enciclopedia dello Spettacolo, Indice-Repertorio sez. generale, Roma, le Maschere, 1955
[7] ) F. Rossi (a cura di), Le opere musicali della Fondazione Querini-Stampalia, Vicenza, ESCA, 1984, sezione balli